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Full text of "Il giuramento : melodramma in tre atti da rappresentarsi nel Nuovo Teatro la fiera dal santo 1838"

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008  LI 


IL 


GIURAMENTO 

Jìlekìrr attinta  in  tre  3iti 


■r  ucce.  \xx\  in 


i 

I 


MUSIC  UBRARy 
UNC-CHAPEl.  HILL 


omento 


._fj.anfreclo5  Conte  di  Siracusa 9  amò 9  ed  ot¬ 
tenne  in  isposa  Bianca  ?  figlia  di  Ruggiero  $ 
Barone  di  Catania .  Ella  obbedì  cd  comando 
paterno  ;  ma  in  segreto  ella  amava  un  gio¬ 
vine  Cavaliere  straniero ,  che  di  lei  non  co¬ 
nosceva  che  il  nome  i  e  al  quale  *>  dovendo 
repente  seguire  lo  sposo  a  Siracusa,  non  potè 
dire  nemmeno  un  addio .  Virtuosa*,  rassegna¬ 
ta  ella  s  offeriva  V  indifferenza  *,  l'orgoglio *, 
la  gelosia  del  capriccioso  consorte 5  e  si  con¬ 
fortava  colle  rimembranze  del  tetto  paterno 
e  del  primo  e  innocente  amor  suo .  Brunoro9 
segretario  e  favorito  di  Manfredo.,  osò  alzarsi 
fino  a  lei,  amarla ,  chiederle  amore .  Bianca 

10  respinse ,  minacciò  ;  e  Br unor o  9  fremente 
allontanassi  per  alcun  tempo . 

Corso  era  un  lustro:  una  ricca*,  avvenente 
Dama  di  Francia  soffermava  in  Siracusa . 

11  di  lei  pedazzo  era  convegno  della  più  co¬ 
spicua  e  gedante  gioventù:  feste 5  conviti 9 
danze  vi  si  succedevano .  Elaisa,  era  ! amore 


&  4  «S 

di  tutti ,  e  Manfredo  /fera  più  eli  altri  inva¬ 
ghito ,  e  in  tutto  a  lei  s’affidava.  Ella  per¬ 
correva  la  Sicilia  onde  scoprire  una  giovine 
figlia  di  Capitano  Aragonese ,  che  ci  di  lei 
prieght  e  pianti  uvea  ottenuto  dal  padre  la 
vita  di  quello  di  lei ,  che  combattea  per  V  An¬ 
gioino.  Nel  nobile  entusiasmo  di  sua  rico¬ 
noscenza,  Elaisa  ave  a  giurato  in  suo  cuore 
alla  giovine  fede  e  guiderdone ,  e  donato 
uri  effigie,  sacra  in  memoria,  e  per  ricono¬ 
scersi  a  un  tempo.  Né  di  lei  viaggi,  Elaisa , 
su  gli  Appennini ,  assalita  dei  Fuorusciti , 
venne  salvata  da  Vi  scardo,  profugo,  unico 
superstite  della  proscritta  famiglia  de’ Duchi 
di  Benevento  :  ella  lo  amò  ardentemente . 
Viscardo  era  triste  di  non  poter  corrispon¬ 
dere  al  vivo  a  ffetto  di  Elaisa,  che,  per  sot¬ 
trailo  alle  insidie  de’  nemici,  a ’  sospetti  di 
.Manfredo  di  lei  fratello,  morto  credere  lo  face¬ 
va .  Un  primo  amore,  infelice,  insuper  edule, 
sempre  caro ,  si  celava  nel  cuor  di  Viscardo. 
Ei  baciava  appunto  un  ritratto  cieli’ adorata 
sua  donna  in  un  viale  remoto,  allorché  Bru¬ 
ii  oro,  che  militato  aveva  sotto  il  Duca  di 
Benevento,  lo  sorprese,  e  riconobbe  Bianca 
in  quel  ritratto,  e  l’oggetto  dell’ amor  di 
Viscardo.  Meditò  allora  il  perfido  sua  ven¬ 
detta  su  Bianca. 

A  tal  epoca  comincia  T 'azione.  /  incoiato 


&  5  ^ 

di  Yiscardo  con  Bianca^  il  Juror  df’Elaisa.,  gui¬ 
data  da  Brunoro5  che  li  sorprende ,  lo  sco¬ 
primento  dell*1  effigie,  la  riconoscenza,  la  ge¬ 
nerosità,  la  fede  al  giuramento  d  Elaisa,  i 
di  lei  virtuosi  sforzi  onde  salvar  Bianca 
dalla  Morte  destinatale  da  Manfredo.,  che  in¬ 
fedele  la  crede  per  un  foglio  intercetto  da 
Brunoro?  F  eccesso  d canore  e  di  fede  di  cui 
vittima  soccombe,  formano  gli  episodj . 

L  argomento  è  tratto  da  un  Dramma 
francese  di  Yittore  Hugo.,  intitolato  Angelo, 
I  cangiamenti  di  località,  di  nomi,  di  qual¬ 
che  carattere  e  situazione ,  si  rendevano 
necessarj .  La  sollecitudine  colla  quale  si 
dovette  conformarlo  pel  Teatro  musicale  ot¬ 
tenga  venia  alle  parole . 


'■  S  W  Hill 

Z. 

■ 

, 


. 

* 

PERSONAGGI 


ATTORI 


MANFREDO,  Conte  di  Si¬ 
racusa. 

BIANCA  di  lui  consorte. 

I 

ELAISA,  Dama  Straniera. 

VIS  CARDO  di  Benevento. 

BRUNORO,  Segretario  del 
Conte. 

ISAURA,  Dama  di  Bianca. 


Vincenzo  Neghine 
Clementina  Tommasi. 
Demeric  Alexandre. 
Gio:  batta.  Genero. 

Lorenzo  Lombardi 
Felicita  Grandis. 


CORI 


Gentiluomini  -  Cavalieri  armati  -  Dignitarj 
Dame  -  Damigelle 
Artieri  -  Popolani  Pescatori  -  Popolo. 


COMPARSE 

Cavalieri,  Guardie,  Scudieri  e  Domestici  di  Manfredo. 
Un  Maggiordomo,  Paggi  e  Damigelle  d.’ Elaisa. 

L'azione  è  in  Siracusa  nel  Secolo  X IL*. 


Parole  di  Gaetano  Rossi. 

Musica  del  Maestro  Sig.  Saverio  Mercadante. 


Il  virgolato  si  ommette. 

Le  Scene  tanto  dell’opera  quanto  de’  balli  sono 
d’ invenzione  ed  esecuzione 

del  Sig.  Pietro  Venie r. 


Distruttore  e  Direttore  dei  Cori  Sig.  Gioachino  Grazi  ani. 

Rammentatore  Sig.  Giovanni  da-Pace. 

Il  Vestiario  del  tutto  nuovo  del  Sig.  Pietro  Rovaglia  e 
Compagno,  fornitori  dei  R.R.  Teatri  di  Milano  e  di  Vienna. 

Attrezzista  Sig.  Pietro  Gallina. 

Macchinista  ed  Illuminatore  Sig.  Lorenzo  Palazzina. 


Maestro  alle  Ripetizioni  ed  Arpa 
Sig.  Melchiorre  Balbi. 

Primo  Violino  e  Direttore  r/7  Orchestra  Sig.  Nicolò 
Maccari  Spada. 

Primi  Violoncelli  Sig.  Bernardo  Zaccagna,  e  Gia¬ 
como  Barin. 

Primo  Violino  de  Secondi  Sig.  Antonio  Brozolo. 
Primo  Contrabasso  pei  Balli  Sig.  Ernesto  Schivi. 
Pì  ' ima  Vi loia  Sig.  Antonio  Bocconi. 

Primo  Contrabasso  al  Cembalo  Sig.  Angelo  Maccati. 
Primo  Oboe  e  Corno  Inglese  Sig.  Luigi  Fighi. 
Primo  Plauto  ed  Ottavino  Sig.  Giuseppe  De -  Bauli. 
Primo  Clarino  Sig.  Giuseppe  Yalier. 

Pruno  Fagotto  Sig.  Antonio  Yalier. 

Pruno  Violino  de'  Balli  Sig.  Alessandro  Ghislanzoni. 
Primo  Corno  Sig.  Sancassan. 

Prima  Tromba  Sig.  Pietro  Yigani. 

Pruno  i  rombane  Sig.  Eugenio  Pizzoloti. 
Timpanista  Sig.  Carlo  Rossi. 


ATTO  PRIMO 


SCENA  PRIMA. 

GIARDINI  ILLUMINATI. 

Palazzo  d’ Elaisa,  a  sinistra,  con  scalinata.  L’atrio  e  i 
superiori  appartamenti  si  scorgono  disposti  a  festa 
notturna.  Viali  alla  destra.  Lavanti  della  scena  pre¬ 
senta  un  padiglione.  Nel  fondo  spiaggia  del  mare. 

Musica  di  danza  dal  palazzo.  Barche  alla  spiag¬ 
gia.  Gentiluomini,  Dame  e  Maschere  che  s’ ag¬ 
girano:  poi  Viscardo,  indi  Manfredo  e  Brunoro. 

Goro  Odi:  ogni  intorno  echeggiano 
Suoni  giulivi  e  canti. 

Vedi  sparir,  succedersi  ( verso  il  palazzo 
Festevoli  danzanti. 

Qui  di  piacer,  eli  gioja 
Tutto  è  sorriso,  ardor. 

Tra  vaghi  incanti  è  cpiesta 
La  reggia  dell’ Amor. 

Ad  Elaisa  onori 
Regina  della  festa, 

E  Dea  di  tutti  i  cor’ ... 

Ad  Elaisa  onori  (  si  disperdono 


1 


?©»  io 

Vis.  La  Dea  di  tutti  i  cor’!  (sospirando  alle  ultime 
Ed  ella  il  mio  sol  brama  !  parole  del  Coro ) 
E,  fido  a  un  primo  ardor, 

Il  mio  non  Faina. 

Bella,  adorata  incognita,  (con  trasporto 
A  me  chi  ti  rapì? 

1J  tuo  Viscardo,  misero! 

Te  cerca  da  quel  dì. 

Trovarti...  rivederti 

Un  solo  istante  ancora. 

Udir,  io  t’amo...  dirtelo! 

E  morrò  lieto  allora. 

Privo  di  te,  più  vivere 
Non  posso  ornai  così,  (s\ interna  pei  viali 
Voci  Elaisa  !  Elaisa!..  (dal palazzo  e  da  viali  arrivano 

Gentiluomini  e  Dame 

Ov’  è?  sì  cerca...  sparve. 

Forse  aggirarsi  gode 
Sotto  ignota  divisa. 

Ecco  Manfredo. 

Man.  (osservando  intorno)  E  neppur  qui  Elaisa! 
Senza  di  lei  che  l’animava,  or  muta 
Langue  la  festa.  Più  non  brilla  un  core. 
Sparirono  con  lei  piaceri  e  amore. 

Coro  Forse  amor  la  bella  arresta 
Con  feli  ce  adorator. 

Man.  (Fier  sospetto,  ohimè!  si  desta 
Nel  geloso  ardente  cor. 

A  lei  tutti  io  già  sacrai 
I  più  dolci  affetti  miei  : 

Tutti  volti  sono  a  lei 
I  miei  voti,  i  miei  sospirò 
Tutto  mio  quel  cor  vorrei... 

Per  me  solo...  ed  un  rivale 
Ora  forse?...  Idea  fatale!... 

Io  rivai  potrei  soffrir!... 

Elaisa  me  tradir! 


Ah!  no,  no.  Si  reo  sospetto 
E  un  oltraggio  al  suo  candor. 

Mercè  cara  a  tanto  affetto 

Spero  alfin  dal  suo  bel  cor.) 

Coro  Vien,  Regina  della  festa...  (scorgendo  Eia. 

Bella  Dea  di  tutti  i  cor’!...  (tutti  le  vanno 

incontro 


SCENA  IL 


Elaisa  con  Damigelle  dai  viali.  Nel  distesse  momento 
Viscardo  (lilla  guarda  Vis.  con  tenerezza  che  re¬ 
prime,  poi  si  volge  a  Man.) 

Ela.  Oli  mio...  germani. ..  (Che  palpito!) 

Man.  (E  quale  ardori  Che  sguai  do!  (osservando 
Bru.  (Chi  vedo  mai!  Viscardo!)  (fissando  Vis. 
Ela.  Manfredo!...  (porgendogli  la  mano  di' ei bacia 
Vis.  (in  contrasto)  (E  in  tante  pene!...) 

Elaisa!... 

Ela.  (  Mio  Bene!  )  (con  trasporto  a  Vis. 

(so  m  m  essa  m  en  te. 

Ela.Vis.M  an.(  Vicino  a  chi  s’aclora 
Dover  frenarsi  ognora! 

E  non  poter  esprimere 
Desiri,  affetti,  ardori 
Non  v’è  non  v’è  più  bai  baro 
Tormento  nell’amor.) 

Bru.  (  E  giunta,  spero,  fora 
Che  sospirai  sinora. 

Celar  le  angoscie,  il  fremito 
Di  mio  spregiato  ardori... 

Non  v’  è,  non  v’  è  più  barbaro 
Tormento  per  un  cor.) 

Coro  (  Egli  Elaisa  adora  :  (  osservando  Man. 

E  dee  frenarsi  ognora!... 

Non  v’è,  non  v’è  più  barbaro 


(marcato 


Tormento  nell’amor.) 

Man.  Yoi  spariste  Elaisa!... 

Ela.  Un  raggio  di  speranza 
Una  gentil  sembianza... 

M’ illusero  su  oggetto 
Diletto  a  questo  cor. 

Yis.  (colpito)  (Che  ascolto! 

Man.  (con  espressione  ironica)  E  questo 

Oggetto  sì  diletto  al  vostro  core?... 

Ela.  È  una  donna.  (  con  affezione 

Yis.Man.Bru.  Che  dite?  ( sorpresi 

Ela.  Cui  deggio  un  padre...  e  cerco  ognora.  Udite  : 
Di  superbo  vincitore 
Elaisa  a  piè  gemea, 

E  la  vita  gli  chiedea, 

Fra  i  sospir,  del  genitor. 

Del  ber  Duce  a  giovin  figlia 
Sulle  ciglia  trasse  il  pianto. 

Pregò  il  padre,  il  baciò  tanto 
Che  la  grazia  le  accordò. 

A  quell’  angelo  Elaisa 

La  mercede  in  cor  giurò. 

Tutti 

Che  bell’anima  Elaisa 
Giovinetta  pur  mostrò. 

Ela.  Sacra  effigie  protettrice 
Elaisa  in  sen  portava, 

E  in  memoria  la  donava 
Alla  sua  consolatrice... 

Il  suo  nome  v’  incideva: 

Sii  felice,  le  diceva... 

Questa  effigie  ti  protegga: 

Forse  un  dì  ti  rivedrò. 

Ma  quell’angelo  Elaisa 

Da  d  ue  lustri  invan  cercò. 

Tutti  Ed  un  angelo,  Elaisa, 

Siracusa  in  te  trovò. 


i3  €1| 

Coro  Or  la  danza  si  riprenda. 

Gioja  tutti  i  cor’raccenda. 

Elaisa  si  festeggi  : 

Quel  bel  nome  all’ aure  echeggi: 

E  fra  palpito  soave 
Trovi  un  eco  in  ogni  cor. 

Elaisa!...  Gioja!...  Amor! 

Ela.\is. Man. Deportali  Nume  in  terra, 

Vita  e  gioja,  Amor,  tu  sei. 

Nume  in  Cielo  degli  Dei... 

Perchè  il  Cielo  è  dove  è  Amor. 

Eoco  tuo  gli  affetti  miei... 

Spiro  sei  di  questo  cor... 

Ai  ver  sol  d’amor  desio... 

Nel  tuo  Ciel  morire,  Amor.  (  il  Coro 
( ripete ,  e  va  poi  disperdendosi. 


SCENA  IH. 


Elaisa,  Yiscardo,  Manfredo,  Brunoro;  questi  avrà 
continuamente  osservato  Vis.  Intanto  una  Ma¬ 
schera  passando  vicino  a  Man.  gli  porge  un  picco¬ 
lo  foglio ,  e  sparisce  rapida. 


Bru.  »  (Vidi  compresi;  e  giovi 
n  All’  intento .  ) 

Man.  (fisando  il  foglio )n  Qual  foglio!  (  guardando 


mto  rno 

v,  E  chi  ?...  sparve.  (apre  il  foglio 

Ela.  w  Alle  danze  anch’io  fra  istanti 

c;  Giuliva  m’unirò,  (alle  Dame  che  s' allontanano 
Bru.  (a  Vis.)  ?>  Brunoro,  o  Duca, 


cc  Y’  attende  fra’ viali.  (s'allontana. 

Yis.  (scuotendosi)  »  Brunoro!  Tu!  Sì.  (segue  Bru. 
Man.  r;  Che  lessi!  (agitato 

Ela.  55  E  quali  (che  osservò  Bru.  e  Vis. 


T) 


Rapidi  arca  ai  detti! 

Man.  (inquieto)  *  Chi  mai  fia? 

Ela.  57  Segnalisi.  (avviandosi 

Man.  57  Qual  mistero!  (fremente 

?7  Ma  tremino.  Elaisa!  scorgendola 

Ela.  57  Manfredo!  Voi  fremete!  Ed  improvvisa 
57  Quale  smania  sì  v  agita?  Sospetti 
77  Novelli  ognor! 

Man.  57  ]\è  mai 

57 E  piu.  giusti  e  più  fieri  io  ne  provai. 

El  a.  57  Ma  d’onde  ! 

Man.  57  Ecco.  (mostrando  il  foglio 

Ela.  57  Qual  foglio! 

M  an.  57  Terribile. 

Ela.  57  Lo  scrisse?... 

Man.  -  Una  furia  che  tutte,  atroci,  in  seno 
57  Mi  lanciò  le  sue  serpi.  Ogni  riposo 
57  E  gioja  m’  ha  rapito. 

Ela.  57  E  che!... 

Man.  5?  Leggete.  (le  porge  il  foglio 

Ela.  (legge)  57  Ciel!  Siete  tradito. 

57  S011  tradito.  (marcato  e  jisandolo 

57  E  il  traditore? 

57  Forse...  e  qual  la  traditrice  !  (con  impeto 
57  Conte...  Addio,  (gli  dà  il  foglio  e  per  pari. 

57  Deh!...  m’ascoltate... 

57 Per  pietà!...  cieco  d’amore 
57 Perdonate  a  un  infelice. 

57 Deh!  consiglio...  deh!  conforto 
•7  All’amore ...  all’amistà. 

Ela.  57 fiero  oltraggio  è  quel  trasporto 
57  All’onore,  all’amistà. 

Man.  57 V’amo...  c  temo  un  altro  amato: 

57  Da  nemici  sto  accerchiato,  (con  forza 
57 Sarma  già  vèr  me  Agrigento... 

55 Io  pavento  un  tradimento... 

55 Fra  miei  fidi...  tra  mie  soglie... 


Ela. 

Man. 

Ela. 


i5 

«La  mia  moglie!... 

Ela.  (sorpres d)  «  V ostra  moglie  ! 

«Lei  cantava  il  Trovatore 
«Vago  fiore  di  beltà. 

«Tutti  esaltai!  del  suo  core 
«Il  candore  e  la  pietà. 

«Di  geloso,  ingiusto  sposo  (inarcata 

«Danna  ognun  la  crudeltà. 

Man.  M’arse  un  dì  per  essa  il  core: 

«Mia  divenne  sua  beltà. 

«Ma  un  sorriso  mai  d’amore... 

«Un  sospir  per  me  non  ha. 

«Ah!  d’un  primo  affetto  ascoso 
«L’atra  idea  gelar  mi  fa. 

Ela.  «Ella  amava!... 

Man.  E  lo  celava  ... 

«Sin  d’allora  mi  tradiva. 

Ela.  «E  dal  caro  ben  divisa! 

«Oh!  infelice! 

Man.  (con  fuoco)  «Ed  io!...  Elaisa! 

«Y’è  chi  soffra  più  tiranni 

«Tutti  in  sen  d'amor  gli  affanni? 
«Tutto  osar  per  voi  saprei... 

«Per  voi  tutto  perderei... 

«Yoi  sol  amo...  voi  sol  bramo... 
«Vostri  sono  il  core,  il  trono... 

«La  mia  mano...  la  mia  fe... 

Ela.  «Oh  Manfredo!  già  obblìate 

«I  dover’...  per  voi...  per  me! 

Man.  «Ali!  sì,  è  ver.  Ma,  non  m’odiate. 

«La  speranza  mi  lasciate... 

«Ch’altri  alrnen  non  è  riamato... 

«Che  rivai  per  me  non  v’è. 

«Nata  ad  amar  quest’anima 
«Cerca  dimore  oggetto... 

«Un  core  che  rispondere 
«  Sappia  ad  ardente  alletto. 


n  Amatemi,  Elafsa... 

??  Donatemi  quel  cor. 

3i Tremate  allora,  o  perfidi: 

li  Yi  sfido,  o  traditori 
li  Felice  ed  invincibile  (ad  Eia. 

ii  Sarò  nel  vostro  amor. 

El  .  li  Se  anch’io  dovessi  perdere  (esaltandosi 
3i Un  dì  l’amato  oggetto.1... 

«Se  mi  tradisse  un  perfido ... 
iiE  ardesse  ad  altro  affetto!... 
il  Oh  misera  ElaisaL. 

«Morir,  morire  allor. 

Ma^  lunge  o  tristi  immagini... 

E  troppo  mio  quel  cor. 

Fidatevi  a  quest’anima  :  (a  Man. 

5i  Sperate  nell’amor.  (partono. 

SCENA  IY. 

YIALI  OMBROSI,  illuminati  a  pallide  luci. 

Viscardo  e  Rrunoro 

Yis.  Brunoro...  o  tu,  l’antico, 

Negli  anni  di  mia  gloria,  e  dolce  amico, 

Yieni  al  mio  seno  ancor.  Torna  fortuna 
A  sorridermi  ornai. 

Bru.  Ed  a  me  pure.  (marcato 

A  is.  E  tu  conosci ...  sai  (con  gioja 

Dunque  ove  sta  celato 

Quest’idolo  adorato,  (mostrandogli  un  ritratto, 

e  baciandolo) 

Di  cui  mi  sorprendesti 

imago  a  ribaciar  quando  giungesti? 

Bru.  Sì,  e  quanto!  e  del  dorato  (con  amarezza 
Suo  carcere  a  me  noti...  e  ognor  dischiusi 
Uli  aditi  son...  anche  i  segreti. 


Vis.  (con  ansia)  E  a  lei?... 

Bru.  De’  giardini  trovatevi  alla  porta. 

Vis.  Quando? 

Bru.  Fra  un’ora,  e  scorta 

Io  vi  sarò  presso  all’amata. 

Vis.  (in  cica,  gioja)  E  allora!... 

Ali  !  per  te  in  Ciel  mi  troverò.  Era  un'ora,  (parie 

SCENA  V. 

Brunoro,  indi  Elaìsa  daW  opposta  parte  donde 

partì  Viscardo. 

•  4  v  C  V  ( 

Bru.  Ed  io  fra  un’ora  vendicato.  ( con  gioja  f  eroce 
Ela.  Quegli 

Che  vi  lasciò  ?... 

Bru.  E  l’avanzo  ( con  mistero  marcalo 

Unico  della  misera,  proscritta 
Casa  di  Benevento. 

Ela.  E  voi!...  Cielo!...  Che  sento... 

Bru.  Ed  io,  Contessa, 

lo  so  tutto...  sì...  tutto!  Onde  celarlo 
De’ nemici  alle  inchieste... 

Di  Manfredo  a’  sospetti, 

Qual  frate!  l’accoglieste... 

Ela.  (agitata  e  sommessa)  Deli!...  Il  segreto! 

Bru.  Fidatevi*,  ei  m’ è  caro,  ed  or  son  lieto 
Ch’ei  felice  è  d’amor. 

Ela.  ( con  jiducia  e  sorriso  )  Oh!  sì. 

Bru.  (marcato)  Fra  poco 

Ei  sarà  a  piè  dell’adorato  oggetto... 

Che  piangea ...  che  trovò. 

Ela.  ( turbata ,  e  con  impeto  )  Che?  Ciei  !...  che  dite? 
Bru.  Il  ver. 

Ela.  Viscardo!  Un’altra!...  Ahi  no.  Mentite. 

Bru.  Io  mentisco!  Seguitemi. 


1 8  'ۥ?* 

Ela.  (fremente )  Tremate. 

Voi  la  morte  d’alcuno  pronunciate. 

Bru.  Della  rivai. 

Ela.  (fiera)  Sì...  se  vi  fia.  Viscardo  (con  passione 
Un  traditore! 

Bru.  Ebben!  (  avviandosi 

Ela.  Viscardo!...  Un’altra  amar!  Che  orrore! 

(segue  Bru. 


SCENA  VI. 


STANZA  DI  BIANCA  NEL  PALAZZO  DI  MANFREDO. 

Tavoli  con  doppieri  a  lumi  accesi.  Un’arpa.  Sofà  e 
Sedie.  Un  verone  che  offre  vista  sul  mare.  Porte 
laterali.  Grande  porta  nel  prospetto. 

Dame  in  conversazione.  Alcune  sedute  giuncando , 
altre  discorrendo ,  due  con  Isaura,  che  addita 
Bi  anca  seduta  sul  verone. 

Coro  Era  stella  -  del  mattino 

Tanto  bella!  -  e  impallidì. 

Parca  rosa  -  di  giardino 
Sì  vezzosa!  ed  appassì. 

Puro  giglio,  sull’albóre, 

Chi  ti  fa  languir  così? 

Al  sorriso  ella  era  nata 
Del  destili  più  lusinghici1  : 

La  sua  vita  riserbata 
A  un  Eliso  di  piacer... 

Pur  segreto,  fìer  dolore 

Va  struggendo  i  suoi  bei  dì. 

Chi  sa  forse!...  Giovin  core... 
lutto  a  te  brillò...  e  sparì. 

ISiA.  Oh!  sì...  mie  care...  Oh!  sì,  (avanzando  len¬ 
tamente) 


19  «gg 

Tulio  per  me  brillò....  tulio  sparì. 

Or  là,  suu’onda,  col  pensier  mio, 

Ver  l’altra  sponda,  al  suol  natio, 

Fra  dolci  immagini,  volava  il  cor. 

Per  me  tornavano  que’  dì  felici... 

Le  notti  d’estasi  incantatrici... 

Quell’aure ...  i  salici...  il  rio...  l’ardor!... 
Ahi!  ch’era  sogno  ingannator. 

Coro  Racconsolatevi,  bella  dolente: 

Tornerà  a  splendervi  il  ciel  ridente: 

Di  gioje  F  iride  brillerà  ancor. 

Bia.  (  Di  tua  fede  bello  ognora, 

Torna,  o  caro,  a  chi  t’adora: 

Sarai  l’ Iride  di  gioja 
Che  il  mio  cor  farà  brillar. 

Quel  bel  ciglio  tutto  amore 
Era  il  ciel  per  me  ridente: 

Un  tuo  sguardo  al  cor  dolente 
Può  la  vita  ridonar.) 

Ma  a  mezzo  il  di  lei  corso 
E  giunta  ornai  la  notte,  o  dolci  amiche, 

Ite  al  riposo.  Addio,  (le  Darne  si  ritirano  per 
la  porta  di  mezzo  y  che  verrà  aperta  e  chiu¬ 
sa  da  Paggi. 

SCENA  VII. 

Bianca  e  Isacra. 

Bia.  Già  un  lustro,  Isaora  mia,  già  un  lustro...  eterno 

Da  che  lasciai  Catania, 

E  più  no  i  vidi,  li  sai... 

Isa.  Calmatevi,  sperate. 

Bia.  Come?  In  che  più  sperar? 

Potria  la  sorte 

Guidarlo  in  Siracusa. 

Bia.  Come  vederlo,  ei  me  veder?...  se  chiusa, 


Qual  prigione,  mi  tien  quegli  che  sposo 
Dovei  seguir  repente...  senza  addio... 

E  senza  palesarmi  all’  idol  mio , 

Ch’altro  di  me  non  conoscea  che  il  nome? 

Or,  tu  ben  vedi,  e  come, 

E  in  che  sperar  potrei  ? 

Sol  nella  morte. 

Isa.  Ali!  che  veder  dovrei? 

Misera  ! 

Bia.  Oh  Isaura:  No,  non  pianger,  vanne, 

E  riposa. 

Isa.  E  spogliarvi  ? 

Bia.  Io  sola... 

Is  a.  Gli’  io 

Doman  vi  vegga  nel  sorriso. 

Bia.  (le  stringe  la  mano)  Addio.  ( Isa.  entra 

nella  stanza  a  destra. 

SCENA  Vili. 

Bianca  da  un  cofanetto  d  ebano ,  sul  tavolino ,  leva  un 
libro ;  lo  svolge ,  si  concentra ,  guarda ;  il  cielo. 

Preghiamo.  -  Ahi  pregai  tanto!  Ma  il  mio  labbro 
Recita  la  preghiera  ...  (*)  (ripone  il  libro) 

Ed  il  mio  cor ...  là ...  a  lui.  (*)  L’ ultima  sera 
Ei  cantava  al  mio  piè.  Da  quanto  amore 
Animati  i  suoi  sguardi... ed  il  suo  canto! 
Quest’era  il  tema,  (eseguisce  sull' arpa  il  ritor¬ 
nello  della  canzone  che  canterà  poi  Vis. 

SCENA  IX. 

bau  inoro,  dalla  porta  a  sinistra,  fa  cenno 
a  Vi  se  ardo  dy  entrare. 

Bru.  (sommessamente)  Entrate. 


21 


\  is.  (sulla  soglia  ravvisando  Bia.)  Eccola. 

Bau.  Io  mi  ritiro. 

Là  intanto  vi  celate.  (accennando  il  verone) 
A  is.  (presso  al  verone)  La  mia  vita 

E  tua.  ( V is.  si  cela  nel  vano  del  verone.  Bru. 

cava  un  foglio ,  lo  posa  sul  tavolino  ra¬ 
pidamente  ed  esce. 

Bru.  Forse  tra  poco  ella  è  finita. 

SCENA  X. 

Bianca  e  Yiscardo  celato. 

Bia.  Ah!  lo  ripeto  ognora!  (cessando  dal  suono) 
Ma  quella  voce!  oh  ancora 
La  sua  voce  una  volta! 

A  ìs.  Ti  creò  per  me  l’amor,  (dal  verone) 

Per  amarti  mi  fé  il  cor. 

Sol  mio  voto,  mio  pensier, 

De’ miei  sogni  sei  piacer. 

Bia.  Cielo!  (colpita  e  con  trasporto) 

Vis.  Tutto  io  trovo,  o  cara,  in  te: 

Tu  sei  vita  e  eie!  per  me. 

Bia.  V  iscardo  !...  (che  si  sarà  alzata .  e  accorrendo 
Yis.  Bianca!  (ascendo) 

Ah!  ti  trovai,  bell’angelo!... 

Bia.  >  Io  ti  rivedo  ancor! 
a  i  E  troppo,  oh  Dio!  la  gioja 
Che  mi  rapisce  il  cor. 

Bia.  Guardami . . .  o  caro . . .  guardami . . . 

Yis.  In  estasi  ti  miro... 

a  i  Ecco  il  celeste  spiro 

Di  voluttà,  d’amor. 

Bia.  Non  sai  quando  penava!... 

Yis.  Io  già  lavila  odiava... 

ai  Ma ...  ti  trovai,  bel  l’ angelo . . . 


Bia. 


Vis. 

Bia. 

Vis. 

Bia. 


Vis. 
Bia. 
Vis. 
Bl  4. 


Vis. 

Bia. 

Vis. 

Bia. 


Bia. 


"0  22 

Ma  ti  rivedo  ancor! 

Compensa  pene  e  lagrime 
La  gioja  del  mio  cor. 

Or  meco  siedi,  e  narrami . . .  (s’avvede  del  fo- 
Ma  un  foglio  qui  vegg’io!  glio  sul  tavolino 
Volevi  tu  sorprendermi!... 

F orse  Brunoro . . . 

Oh  Dio  !  (colpita 

Brunoro  ! 

In  te  qual  fremito!... 

L’iniquo!  ah!  tu  non  sai!...  (apre  il  foglio 
Amore  spregiato  sarà  vendicato  e  legge 

P er  te  sol  tremo ...  (va  al  verone  osservando 
(fremente)  Il  perfido  ! 

Oh  (del  !...  (affannosa 

Che  avvien  !...  f 

Dall’  andito 

Terren  che  qui  conduce. 

S’approssima  una  luce. 

Come  salvarti?...  ohimè 
Non  paventar  per  me. 

Ah!  là... c’è  Isaura... celati.. 

In  tua  difesa  io  resto.  (deliberato 

V’è  istante  più  funesto!  (guidandolo 

verso  la.  porta 

A  che  ti  trasse,  o  misera, 
i  II  mio  fatale  amore!... 

\  Ma  tema  il  mio  furore 

)  Chi  offenderti  oserà. 

\  Se  ti  son  cara  ...oli!...  celati:  (con  disperazione 
J  Non  i  miei  dì! ...l’onore! 
f  Oh  Dio  ! ...  mi  manca  il  core  ... 

Abbi  di  me  pietà...  (ella  trascina  Vis.  alla 
porta ,  V apre i  lo  spinge  addentro  e  chiude , 
poi  spegno  il  lume  e  si  getta  sul  sofà 


SCENA  XI. 


ElaÌsa  dalla  porta  a  sinistra  ,  con  lampana  in  mano . 
Scorge  il  lume  appena  spento,  indi  s'accede  di 
Bianca  sul  sofà. 

Ela.  Tutto  è  tenebre  ...  e  si  tace  ... 

E  fumante  ancor  la  face ... 

Ella  è  sola  ...  e  dormir  finge. 

Ei  celossi.  (esamina  le  porte 

Bia.  (colgendo  il  capo)  Che  mai  vedo! 

Una  donna! 

Ela.  (presso  la  porta  di  prosp.)  Là  Manfredo. 

Eia.  Ciel!  conosce... 

Ela.  (cerso  la  porta  a  destra)  Qui  ... 

Bia  (appena  respirando)  Oh  terrore! 

Ela.  Chiuso  addentro  !  (spingendo  la  porta 
Bia.  (facendosi  corraggio)  Qual  rumore! 

Yoi ...  che  osate  in  queste  stanze? 

E  chi  siete? ... 

Ela.  (fissando  Bia  Io!  Quai  sembianze! ...  (risoc- 
No,  no.  cenandosi  d) un  idea,  poi  respiri- 
Bia.  Ebbene  !  che  volete?  gendola) 

Ela.  Quella  chiave.  (con  impeto 

Bi 4.  A  voi?  Chi  siete? 

Ela  Chi  son  io?  chi  son?  Tremate. 

Rivai  vostra. 

Eia  (colpita)  Rivai!  (Cielo!) 

Ela.  Che  vogl’io?  Su  lui  che  amate... 

E  su  voi  vendetta. 

Io  gelo. 

Di  Yiscardo  io  sono  amante: 

Egli  m’ha  per  voi  tradito. 

Qui  felice,  già  un  istante, 

Ha  con  voi  d’amor  gioito, 
àia  a  punire  uno  spergiuro... 


Bia. 

Ela. 


Ela. 

Bia. 


Ela. 

Bia. 

Ela. 

Bia. 


Ela. 


Eia. 


Una  moglie  traditrice, 

Qui,  di  tante  colpe  ultrice, 

Una  furia  me  guidò. 

Con  sì  angelico  sembiante  (che  F  avrà  or- 
Yoi  sì  fiero  avreste  il  core!  servata 

Ah!  confusa  ...  palpitante  ... 

Voi  compite  il  mio  terrore. 

Io  non  oso  ...  non  sapea  ... 

Ve  lo  giuro,  io  non  son  rea. 

Deh!  pietà  d  un’infelice 
Che  già  tanto,  oh  Dio!  penò. 

Sì!... penaste?...  e  or  ioL.Viscardo!  ( con  im - 
Ei  ...  Viscardo!  ov’è?  (peto  crescente 

(atterrita)  Gran  Dio  ! 

Oh  !  frenate  quel  trasporto  ... 

Se  Manfredo  v’ode  ...  è  morto. 

Ei  v’è  dunque?  è  là.  Schiudete.  ( fiera 
Deh!... 

A  Manfredo...  minacciosa,  per  avviarsi  alla 
(con  grido  soffocato)  No.  Egli... è  là.  porta 
f  Ma  s’è  ver  che  voi  l’amate... 

»  La  sua  morte  non  vogliate. 

|  La  mia  fama...  la  mia  vita! 

i  Deh!  per  esso  almen  pietà! 

^  Fiere  angosce  voi  provate... 

|  Ma  le  mie  non  eguagliate. 

I  Voi  amata...  ed  io  tradita! 

|  No...  non  v'è...  non  v’è  pietà. 

Egli...  voi...  Manfre...  (volendo  chiamare 
(atterrita  slanciandosi  avanti  lei)  Ah!... 


SCENA  XII. 

Dalla  porta  a  destra  s' avanza  Viscardo  staccandosi 
da  Isaura,  che  tenta  trattenerlo.,  Elaisa  e  Bianca. 

Vis.  (  ad  Eia.)  Fermate. 

Bia.Isa.  Cielo! 


Ela.  (a  Vis.)  Oh  perfido! 

Vis.  Lo  sono. 

Vostri  sdegni  in  me  slogate: 

La  mia  vita  v’abbandono; 

Ma  con  lei,  deli!  giusta  siate, 

Nè  oltraggiate  il  suo  candor. 

Ch’  io  morendo  trovi  ognora 
Generoso  sì  bel  cor. 

Ela.  E  il  bel  cor  tu  invochi  ancora 
Che  tradisti  in  sì  rea  guisa? 

\is.  Sol  per  lei...  pietà!...  Elaxsa! 

Ela.  No.  (volendo  avviarsi  alla  porta  di  mezzo 
Bia.  (colpita) Elaisa !  questo  nome...  (trattenendo  Eia ., 

e  con  tutta  V ansia 
Cielo!...  è  il  vostro  ?...  Dite..., 

Ela.  E  il  mio. 

Bia.  Quest’effigie  conoscete?..*  (cavandosi  dal 
seno  un  effigie ,  che  bacia ,  e  presenta  ad  Eia- 
Ela.  Giusto  Dio!  che  miro!...  e  come... 

Come  voi  la  possedete? 

Ih  a.  Me  ’n  fè  dono  un’Elaìsa... 

Cui  salvava  il  genitor. 

Ela.  Ella!...  oh  padre!  ed  io!...  ( incerta ... 

quasi  per  abbracciar  Bue 


SCENA  XIII. 


S  apre  repente  la  gran  porta  di  mezzo ,  e  si  presenta 
Manfredo,*  dopo  lui  due  Scudieri  e  sei  Guardie ,  che 
restano  fuori  dalla  porla ,  da  cui  si  vede  una  sala 
d  armi. 


El A .  V 1 S .  ,1 S A .  Bl A .  ( CO Ip ili) 

^  perduta  ! 


Manfredo! 


Ela.  Ed  or!... 

Man.  (sorpreso  allo  scorgere  Eia.  Vis.)  (Che  vedo' 


(marcata 


Ma!...  Brunoro!...  E  il  traditor?) 

Ela.  Oh  genitor  ! 

Bia.Yis.Isa.  Oli  mio  terror! 

Bianca  va  mancando  ;  Isa.  la  sorregge  y 
e  poi  accorrono  Dame  e  Damigelle. 

INSIEME 

Man.  Elaisa  in  queste  soglie!...  (marcato  ad  Eia.) 
Yoi  credea  nel  vostro  tetto. 

Alto  ben  sarà  l’oggetto, 

Che  in  tal  ora  vi  guidò. 

(  Gelosia,  timor,  sospetto, 

Più  nel  sen  celar  non  sò. 

Così  barbaro  tormento 

Quanto  ancor  soffrir  dovrò? 

Ela.  Pace...  onore...  amor...  riposo 

Vi  s’insidia...  in  questo  tetto. 

Sì...  terribile  è  l’oggetto 
die  in  tal  ora  me  guidò. 

(Padre!  oh  padre  mio  diletto, 

Come  il  giuro  compirò? 

A  più  barbaro  cimento 
Ahi!  qual  core  si  trovò? 

Bia.  Vis.  (Del  tiranno  minaccioso 

Freme  il  core  albatro  aspetto. 

Elaisa  con  un  detto 
Forse  perdere  ci  può. 

Non  per  me,  per  pavento. 

lo 

Per  salvar^  io  morirò. 

A  più  barbaro  cimento 
Ahi!  quel  core  si  trovò!) 

Isa.  Coro  (Qual  sopresa,  qual  sospetto! 

Per  lei  trema  il  cor  nel  petto. 

A  qual  barbaro  cimento 
Fier  destino  la  serbò!) 

Man.  Questo  fatai  mistero 


(marcato 


Or  dunque  palesate. 

Saper  vo’  tutto  ...  il  vero. 

Nè  alcun  salvar  cercate. 

Tremi  chi  me  tradisce  ... 

Chi  d’ ingannarmi  osò. 

Le  Guardie...  olà!  (due  Scudieri  partono 
Bia.  Yis.  (Che  palpito!) 

Ela.  Un  nero  tradimento!...  (contrasta 

M  an.  Ebbene  !  (con  impeto 

Bia.  (Io  tremo ...) 

Yis.  (Oh  Dio!...) 

Ela.  Due  perfidi...  (sguardo  rapido  a  Bia.  e  /  is. 
M  an.  minaccioso)  Quali!... 

Yis.  (deliberato  avanzandosi)  Io. 

Io...  sol... 

Man.  Che!... 

Ela.  Ei...  sol...  Due  perfidi  (atterrita  dal 

pericolo  di  Vis.  cangia  repente 
Giurarvi  morte  udia...  (rapidamente 
Costor  fra  Fombre  sparvero... 

Me  tosto  ei  n’avvertia... 


Bia.  \ 
Yis.  i 
Man. 


Voi  qui  a  salvar  sollecita 
Tal  cura  ne  guidò. 

(  Qual  donna  !  ) 


(  Ed  ella  or  salvaci  !  ) 

Eia  vero  quel  che  sento?...  (sospettoso 
Soci  ( didentro)  All’ armi!  Tradimento! 

Agrigento  !  Agrigento  ! 

D’órror  mi  freme  il  cor. 


Man. 

Ela. 


Oh  giuro!  oh  genitori 


^  28  4^ 

SCENA  XIV. 

Coro  di  Cavalieri  armati  e  Gentiluomini,  Guardie 
che  si  dispongono  nella  sala. 

Coro  Manfredo....  eccoci  a  te, 

Sia  'morie  ai  traditoli 
Son  tuoi  la  nostra  fè . 

Gli  acciari...  il  cor. 

L’oste,  il  cimento  ov’è? 

Noi  coglier em  con  te 
Novelli  aliòr. 

Sia  morte  ai  traditori 
Man.  De’ valorosi  ecco  l’accento: 

De’  generosi  ecco  l’ardor. 

Tenta  sorprendersi  forse  Agrigento... 

Forse  ha  rei  complici  qui  un  tradito!'... 

Ma  tutti  tremino  del  mio  furor. 

Coro  Se  di  sorprenderci  tenta  Agrigento 
Tremi  coi  complici  sui  traditor’. 

Ela.  Dia.  A  voi  sorrida  fida  vittoria  (ai  Cav. 

Serto  di  gloria  v’appresta  amor. 

11  dì  novello  sorga  più  bello, 

Di  calma  e  gioje  apportator. 

(Per  te  più  gioja,  povero  cor!) 

Coro  II  dì  novello  sorga  più  bello, 

Di  calma  e  gioje  apportator. 

Vis.  L’alta  vendetta  a  me  più  spetta,  (inarcato 
Cader  mia  vittima  de’ il  traditor. 

Voi  non  sapete  qual  fera  sete 
Di  quel  reo  sangue  m’arda  nel  cor. 

Invano  celasi  al  mio  furor. 

Coro  Compi  la  nobile  giusta  vendetta  ; 

Premio  t’ aspetta  di  fè  e  valor.  (trombe  e 
tamburi  dalli  interno  che  si  rispondono ,  e 
poi  s  uniscono.  Soldati  che  arrivano ^  po¬ 
polo  che  accorre ,  e  si  dispongono  nella 
sala  d' armi* 


2CJ 

Tutti  Udite  i  segnali. ..le  trombe  guerriere. 

Il  popolo  accorre...  s’uniscon  le  schiere. 

Scoprir  gli  assassini... incontro  al  nemico... 

Sfidarlo... annientarlo!  Vendetta!  F irrori 

La  fede  n’accende... ci  guida  la  gloria: 

Coroni  vittoria  l’ardire,  il  valor.  (Man.  s’  uni¬ 
sce  ai  Cavalieri  e  segue  i  Soldati  con 
Vis.  che  s’ incontra  con  Bia.  Eia.  stringe 
la  mano  di  questa ,  che  rimane  con  Isa. 
e  le  Darri. 


FUNE  .DELL’ATTO  PRIMO. 


y 


4 


* 


MARGHERITA 


BALLO  TRAGICO  IN  fi  ATTI 


Cjpzeaaamerit &  compoAo  e  duetto 

DA 

Cnt  aititele  Piatti 


I 


ALLA  NOBILE 


HHr^t otte  M  teatro  ttttmw 


DI  PADOVA 


SU'  eóóev  pe^t-  icu  óecottì)tx  voPl  cu  cfouxitiitto  et  co  incotte 

óiMc  ttópehtainfi’  è  cave/  <V  ijiteólo  qHduovo  &  ceduo ,  mcoi/duoci  elicvi  v 
òiue/  tilt  oCCutjO  óxcuo  \  (Wetoóct  cjuaiivhxò\xv&  veuóo  coteótoo 

Q  vteuone  ót  pefP  otto  lo  coitceòóouii,  come/  p  ePP  ut^iXjettte  ditj^wtijtjio 

coit  cui  ooccofoo  Pc  mie  òePofi-  |\tlicPe. 

cAo  t cxoj  lj lui tcj ecc  (o  ócopo  ptopoolo  cuce  (juutìu  ncceAócuuo  éhe/ 

Ltitlo  ^oiveóói  ut  opoot/  tjitcatlo  uit  i  tic  òi<  p  obeóòe  otto  e  ^uedeulcctlc 

uni  favolo  cP>e  a  (fato  l  iti)  ed  ito  itoit  j^oò^e  c)eP  <)t  f  a-  co  utp  etti  wteitto. 


2 


^OveMwea  evveto  nettai  ócefba.  X  iuta,  mmwoch  olivo ivet  ma- 

j^Sur/ufcw/So  S  afi/toitSe  cSe  ove/  f^e  iute/  ^ot/xe  it/ow/  cot/u/ópottSaito 
a/Pf/  eletto,  vocila  a.  <5ot/t/e<j^e£tM/i  if  vivo  SeótSeuo  c-S  io  itutto  Si» 
wie/XJxiowovwv  uit»  a/uut  Si'  j^xvote  (  oòo  cow/dactat/e  affa/  4petiiti/eu/tala/ 
f>ontà  Si/  cpie/òfca  e)T)o(xf'e/  (jcXteaiou/e  f/a/  p wòwkie,  coveo^ioc^looc  caiiv- 
poómoite',  u/ei/fa  f/uói/tt/ija  Si  olleweve  cjue£  vaftSo  e  ^attife»  pattoa- 
mo  Si/  an  uuicauteulc/  affnóocjito. 


Devot.  Ossee}.  Servo 

Emanuele  Viotti. 


ARGOMENTO 


Luigi  XI  Re  di  Francia  ci  viene  rap¬ 
presentato  dalla  Storia  ,  politico,  ambizioso  e 
sanguinario.  —  Egli  sposò  Margherita  di  Sco¬ 
zia  amata  teneramente  ne’  suoi  verd  ’  anni  da 
certo  Belford  paggio  alla  Corte  del  Re  Giaco¬ 
mo  suo  padre. 

L’amore  di  questo  Belford  che  per  esse¬ 
re  vicino  a  Margherita  s’ arruola  sotto  a  ves¬ 
silli  Francesi;  la  gelosia  di  Luigi  che  tante  vit¬ 
time  procacciò  alla  Francia  fornirono  soggetto 
della  mimica -tragica  azione. 


LUIGI  XI.  Re  di  Francia  Marito  di 
Sig.  Michele  D amore . 

MARGHERITA 

Sig.  Paolina  Monti. 

BELFORD,  Scozzese,  Nipote  di 
Sig.  Davide  Venturi 

LORD  PERCY,  Capitano  della  guardia  Scozzese. 
Sig.  Emanuele  Viotti. 

OLIVIERO,  confidente  di  Luigi. 

*  Sig.  Giovanni  Masignan. 

ANNA,  Damigella  di  Giuditta. 

Sig.  Maria  Rizzo. 

TRISTANO  Profosso. 

Sig.  Giovanni  Francolini. 

Un  sacro  ministro  —  Sig.  Giuseppe  - dibini . 

t  i  i  t)  C  Sia .  Gaetano  Martini. 
Due  prandi  del  Regno  <  J  r v 

°  °  >  •il  Giuseppe  neretta. 

Sig.  Eugenio  Rizzo. 

»  Giacomo  Grisot. 


Due  Sgherri 


Guardie  Scozzesi  e  Francesi 

Dame  —  Cavalieri  —  Paggi. 
Giardiniere  —  Giardinieri. 


La  Scena  nel  Castello  di  Lessis  Epoca  1464 

La  Musica,  a  riserva  di  qualche  pezzo,  è  scritta 
espressamente  dal  Sig.  Giuseppe  Valier. 


ATTO  I- 


Giardini  reali  disposti  a  festa. 


Si 


h  festeggia  il  giorno  onomastico  della  Sovra¬ 
na  —  L’ augusta  coppia  gioisce  nel  ricevere  i  segni 
di  esultanza  e  fedeltà  da’  propri  vassalli  —  Luigi  in 
pegno  del  suo  affetto  fà  dono  a  Margherita  d’un  ric¬ 
co  monile  clr  essa  bacia  con  trasporto.  —  Si  annuncia 
da  Percy  l’arrivo  del  Nipote  —  Esso  è  Belford  che  de¬ 
sia  arruolarsi  nella  Guardia  Scozzese  ;  reca  seco  rac¬ 
comandazioni  del  Re  Giacomo  —  Luigi  lo  accetta 
con  tenerezza,  e  dispone  perchè  sia  ricevuto  il  giu¬ 
ramento  di  fedeltà,  e  decorato  del  grado  di  Ufficia¬ 
le —  Frattanto  gli  sguardi  di  Margherita  s’incontra¬ 
rono  con  quelli  di  Rei  Ford,  i  cuori  pure  s’intesero  — 
Oliviero  s’accorge  e  di  soppiatto  ne  fà  cenno  a  Lui¬ 
gi  —  Incominciano  le  danze  villerecce,  ìe  quali 
finite  viene  schierata  la  Guardia  Scozzese  onde  ri¬ 
cevere  il  giuramento  dal  candidato — 'Nell’esitanza 
di  Belford  ed  in  qualche  intempestivo  trasporto  s’ac¬ 
corge  Luigi  della  realtà  de  sospetti  d’Oliviero  —  Vie¬ 
ne  compito  il  rito  fra  le  universali  acclamazioni  di 
gioja. 


ATTO  II. 


Gallerìa  nel  Castello  die  mette  alla  Sala  del  Ballo. 

Dame  e  Cavalieri  s’inoltrano  verso  alla  Sala  del 
Ballo  —  Percy  ordina  al  nipote  di  attenderlo  in  quel 
luogo,  dovendo  egli  portarsi  a  ricevere  gli  ordini  So¬ 
vrani  —  Belford  solo  riflette  alla  sua  situazione. 
Giunge  Margherita  che  vedendolo  tenta  fuggire,  ma 
viene  arrestata  da  Belford,  che  furente  la  rimbrotta 
pella  fede  tradita,  e  per  averlo  costretto  suo  mal¬ 
grado  ad  usare  di  mezzi  così  vili  ond’ esserle  vicino. 
Margherita  lo  rigetta  rendendolo  conscio  de’proprj 
doveri,  e  gl’ impone  d’  allontanarsi.  Belford  fuori  di 
se  per  l’intenso  dolore  si  getta  supplichevole  a  ter¬ 
ra  perchè  negato  non  siagli  quel  tenue  conforto,  ul¬ 
tima  di  lui  speme:  Le  bacia  a  tutta  forza  la  mano 
e  se  la  pone  sul  cuore.  In  questa  lotta  d’affetti  ca¬ 
de  a  Margherita  il  monile  dono  dello  sposo  —  S’ ac¬ 
corgono  della  venuta  del  Re  e  si  danno  a  precipi¬ 
tosa  fuga  , —  Oliviero  eh’  entra  in  quel  momento 
s’avvede  di  alcuno  che  fugge  ma  noi  può  ravvisare  — 
Frattanto  ghigne  il  Re  in  compagnia  di  Percy  — 
Oliviero  palesa  che  alcuno  al  loro  arrivo  s’ involò 
da  quel  Luogo  —  Luigi  non  sa  che  pensare,  fissa  a 
terra  gl’ occhi,  e  s’accorge  del  monile,  lo  prende,  e 
freme  di  gelosia  conoscendolo  —  Si  ode  dalle  Sale 
vicine  che  il  Ballo  incomincia  —  Alle  interrogazioni 
di  Oliviero  Luigi  risponde  che  impari  ad  essere  più 
accorto,  ed  ordina  di  avviarsi  alla  festa. 


ATTO  III 


Sala  magnificamente  illuminata . 

La  danza  è  incominciata  —  Viene  interotta  per 
l’arrivo  di  Margherita  che  va  incontro  a  Luigi.  Es¬ 
so  rimarca  la  mancanza  del  monile  —  Percy  chiede 
al  nipote  che  giunge  la  causa  per  cui  non  l’attese 
nella  galleria,  come  erano  convenuti;  egli  risponde 
con  dubbie  frasi ,  e  cerca  sfuggire  ai  penetranti 
sguardi  di  Luigi  —  Tutto  nota  l’avveduto  Sovrano  — 
Viene  proseguita  la  festa. 

ATTO  iy. 


Gabinetto 

Entra  Margherita  seguita  da  Anna.  —  Nel  mentre 
che  l’ ancella  è  intenta  a  spogliar  la  Regina  degli  or¬ 
namenti  regali  Margherita  s’accorge  mancarle  il  moni¬ 
le —  Sconcertata  e  temente  di  Luigi,  memore  d’al¬ 
tronde  del  colloquio  avuto  con  Beiford  nella  Galleria, 
invia  tosto  Anna  a  cercar  del  monile  perduto  e  resta 
immersa  in  angosciose  riflessioni,  agitata  dalla  dissi¬ 
mulazione,  e  carattere  sospettoso  di  Luigi,  e  dalla 
venuta  del  giovine  Scozzese  —  Anna  ritorna  senza 
il  monile  :  e  seco  lei  Beiford  —  Margherita  nell’ansia 
estrema  impone  allo  Scozzese  di  tosto  partire  —  Ma 
scorgendo  il  Re,  che  s’appressa,  disperata  introduce 
ili  fretta  Beiford  dentro  all’ Alcova,  e  ne  abbassa  le 


4° 

cortine  —  Entra  il  Re,  e  vedendo  ambe  le  donne 
agitate  ordina  ad  Anna  di  allontanarsi;  cresce  ad  un 
tale  comando  l’affanno  di  Margherita  —  Luigi  veden¬ 
dola  a  tal  segno  confusa  si  conferma  sempre  più 
nè  suoi  sospetti,  e  con  tuono  severo  le  dice,  esse¬ 
re  certo  della  sua  infedeltà  —  Ella  vorrebbe  chia¬ 
rire  la  sua  innocenza,  ma  Luigi  le  impone  di  tacere, 
e  le  mostra  lo  smaniglio,  e  preso  da  geloso  furore 
le  corre  incontro  per  ucciderla  —  Belford  non  può 
trattenersi,  precipita  dall’Alcova  minacciante  il  Re 
quando  nulla  tenti  sù  Margherita  —  Luigi  biecamen¬ 
te  lo  guata,  e  chiama  le  Guardie  —  Alla  voce  del 
Re  giungono  Oliviero,  Anna,  Percy  che  vien  preso 
da  alto  terrore  vedendo  il  Nipote  con  la  spada  bran¬ 
dita  nelle  stanze  della  Regina,  ma  in  nome  del  Re 
gli  comanda  di  deporre  il  ferro  —  Alle  parole  dello 
Zio,  Belford  getta  a  terra  la  Spada  —  Luigi  ordina 
ad  Oliviero  di  far  tosto  venire  Tristano.  —  Marghe¬ 
rita  si  dichiara  innocente,  ma  Luigi  nulla  risponde, 
solo  guardandola  con  sorriso  di  morte  —  Percy  ve¬ 
dendo  perduto  il  Nipote  si  getta  ai  piedi  del  Re  e 
ne  implora  perdono.  Luigi  è  inesorabile,  ed  ordina 
segretamente  ad  Oliviero  di  esplorare  ogni  movi¬ 
mento  nel  Castello,  ed  a  Tristano  che  giunge  di 
trascinar  seco  Margherita  e  Belford  —  Tutti  riman¬ 
gono  per  qualche  istante  in  orrido  silenzio.  — - 


4 1 


ATTO  V. 

Interno  della  Caserma  Scozzese . 

Lord  Percy  racconta  alle  guardie  Scozzesi  gli  avve¬ 
nimenti  del  giorno  ed  il  pericolo  di  Margherita  e  di 
suo  Nipote  —  Sta  fra  le  guardie  travestito  Oliviero — 
Tutti  sono  frementi  nelf  udire  che  siasi  osato  senza 
il  loro  consenso,  por  mano  sopra  uno  del  loro  cor¬ 
po  rimasto  sempre  inviolabile  —  I  niti  giurano  a  sal¬ 
vamento  della  Regina  e  eli  Belford  —  Oliviero  nota 
ogni  cosa  per  poi  renderne  istrutto  Luigi.  — 


ATTO  VI. 

Orrido  Carcere  in  vicinanza  del  Castello. 

Tristano  assieme  a  suoi  sgherri  è  intento  ad 
apparecchiare  il  tutto  pel  supplizio  di  Margherita  e 
Belford  —  Entra  pensoso  Luigi  seguito  da  Olivie¬ 
ro  che  gli  racconta  quanto  ha  udito  fra  le  Guardie 
Scozzesi  —  Luigi  malignamente  sorride  e  pensa  al 
modo  di  punire  il  loro  attentato  —  Rimasto  alquanto 
in  silenzio  ordina  ad  Oliviero  di  lar  porre  sotto  alla 
volta  alcuni  barili  di  polvere  per  potere  ad  ogni 
evento  far  saltare  in  aria  quel  luogo,  ed  a  Tristano 
di  condurgli  Margherita  —  Ciascun  s'appresta  ad  ese¬ 
guire  gl’ ordini  avuti  —  Arriva  Margherita  che  ve¬ 
dendo  il  proprio  sposo  in  quel  luogo  comincia  a  - 
sperare,  e  si  getta  a  suoi  piedi  applicandolo  di  a  - 

* 

o 


4a  ^ 

scoltarla  —  Luigi  dopo  averla  biecamente  osservata 
dà  gl’ ordini  a  Tristano  per  l’immediata  uccisione  di 
Belfbrd  —  Tristano  parte  unito  a  due  sgherri  — 
Frattanto  Luigi  assicura  Margherita  della  sua  sal¬ 
vezza  mentre  gli  Scozzesi  sono  tutti  giurati  a  soc¬ 
correrla  —  FJ torna  in  questo  Tristano  e  mostra  il 
pugnale  insanguinato  —  Luigi  arde  di  gioja  —  Mar-  « 
gherita  freme,  impallidisce,  quindi  presa  da  subito 
delirio  strappa  di  mano  a  Tristano  il  pugnale  e  si 
uccide  —  Li  Scozzesi  irrompono  d’ogni  parte  a  sal¬ 
vamento  di  Margherita  e  Belford  —  Inorridiscono 
alla  tragica  vista  della  spirante  Regina  —  Percy  corre 
precipitosamente  in  traccia  del  Nipote  che  pure  trova 
spento,  e  disperato  giura  assieme  a  suoi  fidi  sul  corpo 
di  Margherita  terribile  vendetta  ma  il  loro  termine  è 
giunto;  scoppia  la  mina,  crolla  l’edificio,  tutti  sono 
sepolti  dalle  ruine  :  Luigi  solo  da  lungi  è  freddo 
spettatore  di  così  orrendo  esterminio.  — 


% 


ATTO  SECONDO 


SCENA  PRIMA. 


PIAZZA. 

A  sinistra  il  palazzo  di  Manfredo.  Guardie  alla  porta, 
e  altre  sentinelle  all’intorno.  A  destra  tempio,  bot¬ 
teghe  varie,  e  tende  nel  fondo,  che  servono  a  ven¬ 
dita  di  vini. 

Corpi  di  Soldati  che  tornano  aproprj  quartieri.  Cit¬ 
tadini  con  daga  e  spada ,  Artieri  con  arme ,  Popo¬ 
lani,  Pescatori,  Soldati,  che  a  varj gruppi  fra  loro 
discorrendo ,  s: avanzano  e  s’uniscono  in 

Coro 

ittoria  !  -  Siracusa  ! 

Bel  piacer  il  ritornar 

A’  suoi  tetti  fra  gli  allori 
Salutare  ed  abbracciar 

I  compagni  vincitori 

Di  sorprenderci  credè 

II  némico  in  buona  tè... 

Ma  sorpreso  si  trovò... 

Da  leoni  si  pugnò... 

Eh  !  con  noi,  con  tali  eroi 
E  la  patria  salva  ognor! 

Viva  ai  prodi!  Gloria!  e  onori... 

Festeggiar  un  sì  bel  dì 
Siracusa  ognor  vorrà, 

Che  di  gloria  ci  coprì 
Che  la  storia  eternerà. 


•  •  • 


E  Agrigento  I- che  terrori... 

Che  rossori  là  vi  saràl 
Vedrem  poi  se  avrà  l’ardir 
Di  tornarci  ad  assalir  I 
Ehi...  con  noi,  con  tali  eroi... 

La  vittoria  è  certa  ognor. 

Viva  ai  prodi  1  Gloriai  onori 
Ed  ora  di  gloria,  di  gioja  fra  i  canti, 

Sì  bella  vittoria,  superbi,  esultanti, 

Andiamo  a  celebrar  al  suono  dei  bicchier’. 
Sì:  andiamci  a  ristorar  a  un’ora  di  piacer. 

(Si  dividono  per  varie  tende ,  ove  si  recati 

ad  essi  bicchieri ,  ec. 

SCENA  II. 

Viscardo.  dalla  parte  del  tempio. 

Yis.  Compita  è  ornai  la  giusta 
E  terribil  vendetta. 

Ferì  quel  vii  Brunoro. 

Bianca,  sei  vendicata. 

A  Isaura,  eh’  iva  al  tempio ,  in  sul  mattino, 
Poche  note  per  te,  mio  ben  fidai. 

Quando  più  rivederti  io  potrò  mai? 

Fu  celeste  quel  contento 
Che  al  vedersi  ci  rapì... 

Ma,  qual  lampo,  oh  Dio!  sparì. 

Quando  ancora  un  tal  momento... 

Per  noi  quando  tornerà? 

Ah:  sì,  amor  l’affretterà. 

Coro  Viva  ai  prodii  Alla  gloriai...  all’onor! 

Viva  Bacco...  la  gioja  e  l’amor! 

SCENA  III. 

Dal  palazzo  sodono  voci  lamentevoli :  escono  poi  Da¬ 
me  e  Damigelle  desolate ,  piangenti ,  avviandosi  ver¬ 
so  il  tempio. 

Donne  Oh  sciagura!  Atro  giorno!  Infelice! 

Uomini  E  che  avvien?  (accorrendo 

Donne  Non  più  gioja...  non  canti! 


(poi  con  fot'za 


Uomini  Ma  da  che  tanto  affanno...  que’  pianti? 
Donne  Bianca ...  Q ohimè  !!..  Bianca ...  adesso.. .morì. 

(*)  ( Vis.  al  nome  di  Bia.  sarà  accorso,  e, 
nella  più  cica  agitazione ,  sta  ad  ascoltare 
Yis.  Bianca!...  Come!  Che  dite?... 

Donne  Repente 

D’una  sincope  colpo  violente 
Di  Manfredo  nel  sen  le  rapì. 

Yis. Coro  Fiera  sorte!  Terribile  dì!  (desolato 

Yis.  (Bianca  mia!  La  mia  Bianca  perì!)  ( immoti ’, 
Coro  Tanto  bella...  sì  pia...  nostr’amore!... 

Oh  dolore  perire  così! 

Vis.  O  barbaro  mio  fato, 

Che  Bianca  m’  hai  rapita, 

Perchè  me  disperato 
Or  lasci  ancora  in  vita? 

M’  unisca  al  caro  bene 
Pietoso  il  mio  dolor. 

Ma  condannato  a  vivere 
Dalla  crudel  mia  sorte , 

Saprò  immolarle  il  perfido 

Clie  la  condusse  a  morte. 

Sulla  sua  tomba  estgiime 
Cadrà  quel  traditori  (s  allontana  desol a- 
CoRO  Spietato  avverso  fato,  Jr  tissimo 

Che  Bianca  n’  invelasti, 

Di  gioje  il  dì  cangiasti 
In  lutto  ed  in  tCrror.  (il  Coro  si  disperde , 
le  donne  e  m cittadini  entrano  nel  tempio 

SCENA  IY. 

RILENTO  REMOTO 

attiguo  al  palazzo  di  Manfredo,  sparso  di  cipressi  e  salici,  chiu¬ 
so  daalto  muro  con  merli,  coperto  in  parte  da  edere.  Si  vedono 
elevate  varie  tombe  dei  conti  di  Siracusa.  Alla  smista  una  par¬ 
te  esterna  di  tempio.  Un  monumento  aila  destra  appoggiato  al 
muro,  con  porta  di  broazo,  e  gradinata.  Due  piedistalli  con  ur¬ 
ne.  Presso  al  monumento  porta,  per  cui  dal  palazzo  s’entra  nel 
ricinto.  La  scena  è  rischiarata  da  tramonto. 


§31»  4.6 

Manfredo  esce  dalla  porta  del  monumento  a  destra. 
La  chiude  con  chiave  che  ripone.  Si  arresta  ed  os¬ 
serva  alV  intorno. 

Man.  Sacro  alla  pace  degli  estinti...  Augusto 
E  terribil  soggiorno. 

Dopo  tanti  e  tant’anni  a  te  ritorno. 

E  con  qual  core  !  Ed  a  qual  fin  !  Ben  degno  • 
Di  voi,  grand’avi  miei,  di  voi  che  inulto 
Mai  s’offriste  1’  insulto. 

Sola  è  del  mio  rossor,  di  mia  vendetta 
Conscia  Eia  (sa. .  .Squilla  (gravi  e  lenti  co  Ip  i  di  cam- 
Di  morte!...  ohimè!  L’intendo.  pana. 

Là...  da  quel  tempio  sento 
Un  mistico  concento...  (preludio  d'  istr irnienti 
dal  tempio :  indi  cantato  dalle  vergini  ivi  rac- 
Coro  Alla  pace  degli  eletti,  (colte,  odesi 

Clie  prometti  a’ tuoi  fedeli, 

In  tua  gloria,  là  ne’ Cieli, 

Bianca  a  te,  gran  Dio!  volò. 

A  noi  l’Angelo  fu  in  vita 
Di  pietà,  conforto,  aita. 

N’ami  in  Ciel,  cui  la  richiami, 

Come  in  Terra  ognor  ci  amò. 

Man.  E  pace  là  s’ implora 

Per  lei...  che  mi  tradiva  .... 

Che  punii,  finsi  estinta...  e  vive  ancora. 

Perchè  fremo?  Qual  gelo 
Or  mi  colpisce!  il  Cielo 
Forse...  sì.  Se  un  sospetto! 

E  se  il  mio  cieco  affetto!... 

E  se  un  delitto!...  il  mio 

Colpevol  cor!  l’eternità!  gran  Dio!  (è  colpito: 
Alla  pace  degli  eletti  si  volge  al  cielo,  giunge 

le  mani  e  cade  ginocchioni 
Aspirar  io  più  non  oso. 

Troppo,  troppo,  o  Dio  pietoso, 

Il  mio  core  t’oltraggiò. 


<«« 


Ài  pentiti  ognor  perdoni 
Tua  pietà  non  m  abbandoni, 
lo  t,’  imploro  col  mio  pianto... 

Ah!  pietà...  perdono  avrò. 

(rimane prostralo,  volto  al  cielo  compunto 

SCENA  V.  ~ 

Yoci  al  di  fuori.  Manfredo  si  scuote,  e  schiude  la  por¬ 
ta.  Entrano  Gentiluomini,  Dignitari,  Cavalieri  armati. 

Coro  O  Manfredo!  Manfredo! 

Man.  1  miei  fidi! 

Lor  s’asconda  F  interno  terror. 

Coro  Lascia  ornai  quest’asilo  di  morte: 

Giusto  duo!  vinca  l’alma  tua  forte. 

Te  reclamali  lo  Stato,  la  gloria: 

Lascia  i  mirti:  t’appresta  agli  allór. 

Vinta  appien  non  è  ancora  Agrigento. 

Tradimento  può  sorgere  ancor. 

Su  i  nemici  novella  vittoria 
Tf  consoli  dal  pianto  d’amor. 

Man.  Tremi,  cada  l’alte'ra  Agrigento, 

Doma  alfine  dal  nostro  valor. 

Alla  voce  di  patria^  di  gloria, 

Si  raccende,  s’esalta  il  mio  cor. 

Ter  la  gloria,  sfidando  il  cimento, 

Bella  è  morte  sul  campo  d’onor. 

(E  al  ritorno  da  bella  vittoria' 

,  Mi  consoli  il  sorriso  d’amor.)  (parte  col  Co - 
v  ro  dalla  (pari  porta 

*  SCENA  VI. 

Dopo  qualche  momento  Elaisa  dalla  gran  porta 
f  che  rinserra.  _ 

Si  conipia  il  giurameìito. 

Reggetemi  al  terribile  cimento,- 

Padre  mio...  sacra  èffigie  !  (*)  Ecco  la  tomba 

(*)  (Bocciando  h  effigie  che  cava  dai  se¬ 
no,  e  ripone) 


&  48  4^ 

Che  m’accennò  Manfredo.  Oh  sventurata! 
Sventurata!  Ella  è  animata. 

Schiudasi,  (con  una  chiave  apre  il  monumento  e 

si  ritira . 

SCENA  VII. 

B  i  a  NT  a  ,  in  candida  veste,  si  presenta  sulla  soglia :  osser¬ 
va ,  poi  scende  ansia  di  sorpresa  e  di  gioja.  Elaisa 
in  disparte. 

Bia.  Ah!  l’aria  ancora! 

Il  Ciel!... Libertà!... Vita!  (si prostra 

Dio  di  pietà !(*) Come,  da  chi  l’aita? (*)  (si rialza 
Dove,  e . . .  Ali  !...  (co  Ig endosi  si  trovain  facci  ad'  Eia. 
Ela.  (con  dolcezza )  Non  mi  fuggite.  ( stendendole  la 
La  vostra  mano...  destra. 

Bia.  A  voi?  che  qui  venite?... 

Ela..  A  salvarvi.  (marcata 

Bia.  (colpita)  A  salvarmi! 

Ela.  Sì:  vi  rendo 

La  merce  che  giurai  dentro  al  mio  core, 

Allor  che  mi  salvaste  il  genitore, 

Su  quest’effigie.  Ch’ella  vi  protegga... 

Io  vi  dicea:  v’ è  Dio...  (solennemente 

E  vi  protegge. 

Bia.  ( incerta ,  timida  )  E  credere  degg’  io?... 

E  Manfredo! 

Ela.  In  me  fida.  «Ei  di  pugnale 

«Estinta  vi  volea. 

»  Presso  lui,  sì  geloso,  vi  fé  rea 
«Quel  foglio  a  voi  diretto 
«Da...  chi  v’ama,  e  intercetto 
«  Dal  perfido  Brunoro, 

«Che  spirò  pria  di  palesarlo. 

Bia.  «E  moro 

«Perchè  svelarlo  anch’io  ferma  negai. 

Ela.  Morte  a  lui  di  veleno  io  consigliai, 

Onde  evitar  complice  vile. 

Bia.  (turbandosi)  E  voi?... 


Ela.  Me  qui  inviò  a  suadervi  pel  veleno...  (cava 
Bia.  E  quel  dunque  !  uri  ampolla  d’argento 

Ela.  E  un  narcotico  sì  forte, 

Che  in  sonno,  pari  a  quello  della  morte, 
V’addormenta  tant’ore.  Lo  berete 
Quando  riede  Manfredo. 


E 


pOl: 


Bia.  (agitata) 

Ela.  (marcata)  Di  tutto 

Ebbi...  ed  avrò  pensier.  Vi  presta  il  Cielo 
Il  suo  favore.  A  vita  tornerete... 

Bia  E  Viscardo!  (con  gioja ,  e  rapidamente 

Ela.  (non  contenendosi)  Viscardo!... Ali!... 

Bia.  ( triste,  timida)  Voi  fremete! 

Ela.  Oh!  qual  nome  pronunziaste!... 

In  qual  loco!... in  quai  momenti! 

Da  un  obblìo  mi  ridestaste, 

Che  assopiva  i  mie  tormenti. 

Il  mio  cor  batteva  appena... 

Era  face  sul  morir... 

A  quel  nome  in  ogni  vena 


( triste 


Bia. 


Tornò  il  sangue  a  ribollir. 
Perdonate...  oli  !...  perdonate 
All’incauto  ardente  core. 

Voi  la  vita  mi  salvate... 

E  scordava  il  vostro  amore. 
Generosa  mia  rivale., 

Veggo  il  vostro  rio  martir... 

sono  ben  fatale!... 

Non  vogliatemi  abbonir.... 


(con  estrema 
agitazione 


lo  vi 


a 


;LA. 


{  Sì... martir  cui  non  v’è  eguale... 


\ 


B 


DIA. 


Ela. 


Eia. 


più  atroce  del  morir. 

Io.  vi  sono  ben  fatale!... 

Deh!  lasciatemi  morir... 

Voi  morire!  Voi  amata! 

Io  sol  debbo...  e  vuo  morir.  (piangente 
Voi  piangete!  oh  sfortunata!  (osservando  la  con 
Pianto  a  pianto  voglio  unir,  compassione 


a  2 


5o 


Dolce  conforto  al  misero 
Che  geme  —  senza  speme, 

Accorda  il  Ciel  le  lagrime 
Nelle  sciagure  estreme... 

Più  dolci  allor  che  spargonsi 
In  sen  dell’amistà.  (si  stringono  al  seno 
Oh!  piangi... piangi,  abbracciami, 

Io  scordo  il  mio  tormento. 

E  un  raggio  di  contento... 

Nel  cielo  è  una  bontà.  (Eia.  ricade  in  cu - 
Bia.  Viscardo!... 

Ela.  Il  rivedrete. 

Felice  passerete 
Dal  seno  della  morte 
A  quello  dell’ amor. 

Bia.  Sì  bella  ancor  mia  sorte!... 

E  voi! 

Ela.  (marcato)  Per  me  è  deciso. 

Non  resta  più... 

Bia.  (con  affanno)  Che? 

Ela.  (deliberata)  Morte. 

Bia.  Ah! 

( odesi  un  colpo  alla  gran  porta  di  fuori 
Ela.  Manfredo.  Ecco  il  momento.  va  ad  aprire. 
Bia.  Io  più  non  lo  pavento. 

SCENA  Vili. 


pa  riflessione 
( con  fermezza 


( con  gioja 


Manfredo,  Elaisa,  e  Bianca. 

Man.  Ebben!  che  n’otteneste?  (ad  Eia . 

Ela.  Ella  il  velen  berà. 

Man.  E  il  nome  del  reo  complice!... 

Quel  sangue...  quel  vorrei. 

Lunge,  in  un  chiostro,  incognita  (a  Bia. 
Te  viver  lascerei. 

Quel  nome!...  (con  fuoco 

Bia.  (decisa)  Mai,  mai,  barbaro, 

Saperlo  tu  potrai. 

Io  sola...  io  sola  vittima... 


Man.  Sì.  Lo  precedi  ornai. 

(a  3) 

Man.  A  te  il  veleno...  o  perfida, 
Ch’io  esulti  al  tuo  morir; 
Mi  vendichi  terribile 
L’estremo  tuo  sospir. 
Invan  sottrar  chi  adori 
Tu  speri  a’ miei  furori. 
Egli  cadrà  mia  vittima, 

Io  lo  saprò  scoprir. 

(La  speme  di  quest’anima, 
Amore,  non  tradir.) 

Ih  a.  A  me  il  veleno...  intrepida 
Non  temo  del  morir. 

Me  adesso  credi  misera... 

Or  cesso  di  soffrir. 

Te  lascio  nel  terrore, 

IN  el  mio  vendicatore. 

Ei  non  sarà  tua  vittima... 
Ei  te  saprà  punir. 

(Cela  i  trasporti... frenati, 

Cor  mio,  non  ti  tradir.) 
Ela.  Conforto  me  alla  misera 
Lasciate  in  suo  morir. 

La  vostra  sorte  intrepida 
Pensate  or  a  compir. 
Terribile  è  il  dolore 
D’un  disperato  amore. 

E  in  suo  furor  la  vittima 


(fiero 


)a  Man . 

(a  Bica 
(esaltando  *  t 


Non  tarderà  a  colpir. 

(Cela  i  trasporti...  frenati, 

Cor  mio,  non  ti  tradir) 

Conforto  me  alla  misera 
Lasciate  in  suo  morir. 

(  Eia.  bee  dall  ampolla  che  le  porse  Eia.  la  getta.,  freme, 
vacilla ,  e  cade  in  braccio  di  Eia.  sui  gradini  del 
rnonumento .  Man.  parte  con  gmja  feroce. 


FIISE  DELL*  ATTO  SECONDO. 


ATTO  TERZO 


SCENA  PRIMA. 

STANZA  NEL  PALAZZO  ABITATO  DA  ELA1SA. 

Un’alcova  in  prospetto  chiusa  da  coltrinaggio.  Due 
porte  laterali.  Una  grande  finistra,  sedie  tavolino. 

Elaisa  con  capelli  disciolti ,  seduta  presso  un  tavoli¬ 
no  sul  quale  un  candelabro ,  con  lumi  accesi ,  due 
borse  e  imo  scrignetto.  Il  di  lei  Maggiordomo  all  al¬ 
tra  parte  del  tavolino . 

Ela.  «  All!  Yoi  cpii  già  stavate!  scorgendo  il  Mag. 
55  Ed  eseguiste  ?  Tutto  !  E  pronto  il  legno 
55  Che  in  salvo  dee  guidarli  in  altro  regno! 

55  Quell’  oro...  que’diamanti...  consegnate 
55  Tutto  a  Yiscardo.  Io  ve  l’affido.  Andate. 

(Il  Mag.  prende  le  borse  e  lo  scrignetto  ed  esce. 
Ella  s’alza ,  prende  il  candelabro  e  s’avvia  al¬ 
l’alcova ,  ove  si  vede  Bia.  stesa  sul  letto .  L’ef¬ 
fìgie  sul  di  lei  seno. 
Là  posa  bella  ancora  (comtemp  landò  la 

Di  morte  nel  pallore! 

Troppo,  ahi!  bella  pel  misero  mio  core! 

(v  allontana  dal  letto ,  esce,  e  chiude  il  coltrinaggio 
Manfredo  nella  tomba  già  la  crede. 

Cesse  all’oro  del  guardian  la  fede 
Qui  venne,  Ira  le  tenebre,  asportata: 

Qui,  fra  poco,  alla  vita  ridonata, 

S’incontrerà  in  chi  adora...  (con  angoscia 


^  53 

Ed  io...  allor,  io!  sarò  più  viva  allora.  ( siede 

Sì,  morir.  Il  mio  fato  affannosa:  si  concentra 
Sembra  già  pronunziato.  ( s’alza  agitatissima 

E  s’affretti.  Ma  parmi...  (va  alV  alcova ,  esamina 
Bici,  ed  osservando  con  emozione  l  effi¬ 
gie  ,  la  leva  dal  di  lei  seno) 
Ella!..  .sta  ancora  immota. 

E  quest’effigie  !  Oli  madre  mia!  Devota 
Tu  1  invocasti  un  dì  mia  protettrice! 

Quella  io  non  son  che  far  dovea  felice. 

Ma  negli  estremi  istanti 
Tu  mi  conforta  almeno, 

Raggio  di  calma  in  seno 
Mi  versa,  augusta  Fe. 

Sia  l’ultimo  sorriso 
Di  tua  pietà  per  me. 

M’attendi  in  Paradiso, 

O  madre  mia,  con  te.  (s' abbandona 

sulla  sedia 


SCENA  II. 

S  apre  la  porta  a  sinistra:  entra  Viscardo  in  aria 
smarrita ,  minacciosa ,  e  chiude. 


(scuotendosi 


Vis.  Eccola! 

Ela.  E  chi?  Ah!  Viscardo!... 

Vis.  lo,  sì. 

Ela.  Cielo!  Qual  fremito!  Qual  guardo!  (fisandolo 
Vis.  K  perchè  n’atterrite! 

Sì  pallida  perchè?... No,  non  mentite. 

I saura  tutto  udia  (tremante 

Da  quel  loco  ferale. 

Voi  avete  il  veleno...  ed  io...  un  pugnale 

(cavandolo ,  e  fu  ro 
Ela.  Viscardo!  Lo  diceste!... E  l’ainor  mio!...  (con 
E  il  vostro!... 

Vis.  Io  non  amai 


(c 

passione 


54 


El  4. 

Yis. 
El  4. 


Che  Bianca. 

Ela.  Ah!  tu,  crudele,  mi  trafiggi 

Ora  con  tal  parola.  E  cara  tanto 
Eli7 era  a  te?... 

Vis.  Se  m’era  cara!  Oh  quanto 

S’io  l’ amava!  Sciagurata! 

L’odi,  e  mori  disperata.  - 
L’adorava  qual  s’adora 
D’un  suo  Nume  augusta  imago. 
Era  il  ciel  cui  a  spirava... 

La  mia  speme...  il  mio  tesor. 

E  quell’angelo  mi  amava 

Quanto  amar,  bramar  può  un  cor. 
D'Elaisa  il  cor  giammai 
Dunque,  ingrato,  conoscesti! 

E  che  mai... che  dir  potresti!... 

A  mia  morte  lo  saprai. 

Forse  allor  ne  piangerai. 

Al  sorriso  di  Vi  scardo 
Per  me  il  Cielo  ognor  s’apriva. 
Eri  il  Sol  de’ giorni  miei... 
Nume...  altare...  cuor  per  me. 
Rinunziato  al  Cielo  avrei, 

Là  chiamata,  senza  te. 

Yis.  Più  non  odo... 

Ela.  Dunque...  E  vuoi? 

Yis.  A  morir  vi  disponete. 

Pochi  istanti  lascio  a  voi... 

Là. ..  prostratevi. . .  piangete. . . 

E,  sperarla  se  potete, 

Domandate  a  Dio  pietà. 

Ela  E  da  te?... dimmi... 

Yis.  Da  me!... 

Bianca  l’ebbe  allor  da  te! 

Del  suo  tiranno  a’  pie  cadea... 
Bianca,  in  affanno,  pietà  chiedea. 
Veduta  a  piangere  crudel  tu  l’hai.. 


(con  pena 
(marcata 


55  ^ 


E  il  cor  tuo  barbaro  ne  giubilò. 

Ma  tanto  sangue  tu  verserai 
Per  quante  lagrime  ella  versò. 

Ela.  Per  te  d’amore  solo  vivea, 

Senza  il  tuo  cuore  morir  volea, 

Ma  di  tua  mano!...  non  lo  sperai... 

Nelle  tue  braccia  forse  cadrò. 

Estremo  accento...  tuo  nome  udrai... 

Mio  sospir  ultimo  ti  volgerò. 

Yis.  La  sua  spoglia!...  Che  ne  feste?...  (quasi 

fuori  di  sè 

E  dov’è?...  Chi  a  me  l’invola?... 

Non  sapete  eh’ è  la  sola... 

,  Sì...  la  sola  pel  mio  core!... 

Ela.  E  la  sola!... Dio!  la  sola!... 

Vis.  Che  anche  morta,  adorerà. 

Ela.  Vedi...  io  moro....  il  mio  dolore!... 

Ah!  tu  sei  senza  pietà.  (disperata 

Sì...  lo  sappi...  ne  fremi...  delira... 

Io  l’odiai....  t’involai  la  diletta 
Esultai  nel  compir  la  vendetta... 

Questa  mano  il  veleno  le  diè. 

Or  la  vendica...  sfoga  quell’ira... 

Chiede  Bianca  il  mio  sangue  da  te. 

Vis.  Mia  ragione  s’offusca...  delira... 

Dove  sei!. ..Ti  perdei...  mia  diletta... 

Triste  vittima  d’empia  vendetta... 

E  ancor  vive  chi  morte  le  diè! 

Freno  in  sen  non  ha  più  la  giust  ira: 

Abbi  morte,  spietata,  da  me. 

Mia  Bianca!... 

Ela.  (disperatissima)  Io  te  F  uccisi. 

Vis.  (alzando  il  pugnale)  Sciagurata!... 

Ebben...mori  (la  colpisce 

Ela.  Ah!...  Qui... al  core.  (cade  ferita 

Così  bramai...  (gli prende  la  mano ,  con  tenerezza 
in  questo  s'ode  la  voce  di  Bia.  daW alcova. 


Bia.  Yiscardo!  ove  son  io?... 

Yis.  ali!  qual  voce!  (rivolge 

Bia.  (aprendo  il  coltrinaggio)  Yiscardo!... 

Yls.  (accorrendo)  Ella!  gran  Dio! 

Bianca!  è  vero?...  Tu  vivi?... 

Come?  Da  chi  salvata? 

Ela..  Da  me...  per  te. 

Bia.  Sì.  (con  raccapriccio 

Yis.  (con  fremito )  Ed  io  !.. .  Elaìsa  !...  Aita. . . 

,  (s’inginocchia  e  sorrege  Eia . 

Ela.  E  vana,  già  finisce  la  mia  vita,  (con  voce  che 
Per  me  già  s’apre  il  Cielo...  va  mancando 
E  lascio  a  voi  l’amor. 

Non  piangere...  sorridimi...  (a  Vis . 

Tua  man...  qui...  sul  cor  mio. 

Yi  benedico...  addio... 

F  elice  io  moro  ancor. 

Yis.  Ed  io  t’uccisi!  oh  Cielo! 

Bia.  Straziar  mi  sento  il  cor. 

Yis.  Bia.  Per  me  tu  mori!  oh  Dio! 

Vittima  dell’ amor!  (Eia.  cade  in  braccio 

a  Vis .  e  spira 


FINE 


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